Diario di un traduttore
[Pensieri, riflessioni, ossessioni e sogni di un giocatore alle prese con la lingua inglese]

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giovedì 7 luglio 2005

Caro diario

Un'altra giornata ha avuto inizio. Non so come mai, ma oggi mi sono reso conto che da quando ho iniziato a lavorare stabilmente dopo l'università, noto molto di più il passare dei giorni. Così adesso quando mi alzo la mattina la prima cosa che mi chiedo è: "che giorno è oggi? giovedì? bene, meno due giorni alla fine della settimana". Questa "malattia" credo sia comune a molti lavoratori (almeno lo è per quasi tutti i miei amici), soprattutto poi quando si fa un lavoro d'ufficio come il mio (ho scelto la strada dell'informatica come programmatore). Ad ogni modo non mi posso lamentare, perché tutto sommato mi piace ciò che faccio e l'ambiente dove mi trovo (leggasi i colleghi e le colleghe).
Ciò nonostante... ciò nonostante non mi dispiace di tanto in tanto fare un salto qui da queste parti, su questo diario versione moderna, e scrivere qualche pensiero, magari addirittura una riflessione (quando proprio esagero... eh eh).

Senso di libertà

E' a questo che stavo pensando adesso, ovvero quanto mi sa rilassare prendermi un po' di spazio (e tempo) per redigere qui una nota, o anche solo inserire un commento facendomi trasportare totalmente dalle mie sensazioni giornaliere (qui rischio di ripetermi in quanto detto nel mio post sui voli pindarici, quindi smetto subito). E' un fantastico senso di libertà!
Forse a un lettore di passaggio sembrerà poca cosa (e magari lo è, nessuno lo nega), ma per me è un piccolo spazio a cui ora come ora non rinuncierei affatto. Certo, non durerà in eterno, e prima o poi (ne sono conscio) anche questo blog finirà nel vastissimo "cimitero dei blog abbandonati", ma questo evento è sicuramente ben lungi dal venire.
Quindi, caro diario, a presto!