Diario di un traduttore
[Pensieri, riflessioni, ossessioni e sogni di un giocatore alle prese con la lingua inglese]

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giovedì 16 febbraio 2006

Scontri generazionali

Recentemente mi è capitato su un forum di discutere circa la recente notizia della "svendita" di Lionhead Studios, autori di vari giochi belli e originali e guidati dal genio di Peter Molineux, storico protagonista di capolavori del calibro di Theme Park fin dai gloriosi anni '80. Ebbene, questo team pare che stia affrontando un brutto periodo finanziario, e che potrebbe presto essere messo in vendita (qualcuno sostiene che l'acquirente possa essere Microsoft... chissà). E' sempre triste sentire notizie simili, ma questa volta a parer mio lo è ancora piu' del solito.
Il motivo è il disinteressamento dei videogiocatori o, peggio, delle tante critiche mosse alle strategie di Molineux e soci per aver provato a percorrere strade differenti dal solito. La ricerca di originalità è qualcosa che al mondo d'oggi è infatti allo stesso tempo dovere e onere: mentre una parte dei giocatori chiede alle software house di intraprendere scelte coraggiose che possano portare alla nascita di nuovi generi oggi non esistenti, dall'altra premiano proprio quei titoli che della tradizionalità fanno la loro arma migliore.
E' così che un FIFA qualunque venderà sempre meglio di un Fable, nonostante il primo venga sempre aspramente criticato per la sua staticità anno dopo anno, mentre il secondo ha cercato di innovare i giochi di ruolo per computer. Personalmente credo che ciò sia dovuto a due fattori: 1) nonostante la costante voglia di nuovo, la sicurezza di qualcosa che si conosce già è preferibile per la maggior parte delle persone, 2) le aspettative nel caso di qualcosa di nuovo sono talmente alte che raramente possono essere rispettate.
Continuando sul paragone fatto sopra, un FIFA non genera molte aspettative sui giocatori, e quindi difficilmente può deludere gli acquirenti. Fable, al contrario, aveva generato intorno a sé fantasie di vario tipo su come sarebbe stato, finendo inevitabilmente per deludere chi si aspettava tanto. Ma il valore del gioco in sé? Fable vale davvero meno di un FIFA in quanto a game design?

Lionhead Studios

In seguito a queste considerazioni nasce comunque una domanda: come è possibile che un gioco tanto criticato come FIFA venda tanto? A leggere sui forum tutto si divide nell'eterna lotta tra bianco e nero, hardcore-gamer e casual-gamer.
I giocatori hardcore sono quelli esperti, quelli che giocano da anni e conoscono a memoria tutti i nomi dei giochi usciti avendone giocati il 50% almeno (quasi mai completandoli): sono i cosiddetti "baroni" dei forum. I giocatori casual sono invece i tanto vituperati "niubbi", coloro che non ne capiscono quasi niente perché giocano solo 1 o 2 titoli al mese, che non hanno conoscenze storiche del mercato come gli altri. Naturalmente a detta di molti è quest'ultima categoria a rovinare il mercato a causa della loro scarsa conoscenza e quindi della loro incapacità a riconoscere i veri capolavori! Ma ne siamo sicuri?
Secondo me è proprio l'opposto, e ho maturato questa convinzione dopo aver letto hardcore-gamer scatenarsi contro i Lionhead Studios a causa delle loro coraggiose scelte. E' proprio sui forum che i loro giochi sono stati più aspramente criticati, mentre le riviste del settore evidenziavano come, nonostante alcune aspettative fossero state deluse, il loro valore era ugualmente alto. Sono quindi stati anche quegli hardcore-gamer che in gran parte hanno riufiutato queste ventate di novità, a decretarne il parziale fallimento.
La vita dei game designer non deve essere facile: da una parte ripetere un gioco come tanti altri già presenti sul mercato può essere pericoloso (soprattutto se non si dispone di un gran nome come EA Games), ma percorrere strade nuove può rivelarsi un'arma a doppio taglio, lasciando tutti (o quasi) insoddisfatti. Probabilmente il giusto equilibrio sta nel mezzo come sempre, dando così al videogiocatore qualcosa di familiare in cui ritrovarsi senza smarrirsi, ma al tempo stesso dandogli emozioni nuove che gli facciano percepire il gioco come qualcosa di unico (sebbene non lo sia veramente). Il tutto senza creare troppo hype, perché altrimenti si cade nella delusione per ciò che "sarebbe potuto essere, ma non è".
In bocca al lupo per il vostro futuro, Lionhead Studios!

2 commenti:

  • in bocca al lupo.
    cmq ho sempre storto la bocca di fronte agli hardocore gamers, che non necessariamente sono giocatori esperti ma spesso sono giocatori viziati.
    avere provato tutto non vuol dire avere capito tutto, soprattutto considerando che l'hc gamer non ha il fresco entusiasmo del giocatore casuale il quale, forse, si gode i giochi molto più di lui.

    di Anonymous Anonimo, il 21 febbraio, 2006 23:03  

  • Si', forse l'inesperienza e' proprio quella che ti fa scegliere qualcosa di nuovo senza il timore che non rispetti le proprie aspettative.
    Ad ogni modo mi rendo conto che sia un discorso molto complesso (nel caso dei giochi dei Lionhead Studios poi c'e' effettivamente da capire se siano riusciti o meno nelle loro imprese, al di la' della questione hype), ma questo vantarsi di essere giocatori esperti la vedo spesso come una chiusura del dialogo ("io sono esperto, tu niubbo no, quindi non puoi capire).
    Anche nel lavoro di ogni giorno non mi piace pensare di essere esperto, perche' per quante cose puoi conoscere ce ne e' sempre almeno una che ti puo' sfuggire. Io, ad esempio, sto adesso scoprendo grazie alla PSP una parte del mondo dei VG che proprio non conoscevo, ovvero quello delle console. Dopo oltre 20 anni di computer credevo di saperne in materia, ma mi rendo conto adesso che in realta' ne conoscevo solo una parte del tutto.
    Insomma, non mi ritengo un niubbo, ma non voglio essere un hardcore-gamer! :-D

    di Blogger Marco/Cav, il 26 febbraio, 2006 23:20  

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