Guida all'acquisto dei servizi di traduzione
A causa di alcune "recenti" letture, mi sono reso conto di come su questo blog non ho probabilmente mai accennato all'AITI, associazione italiana che si occupa di raggruppare e rappresentare la scena delle traduzioni nel nostro bel paese. AITI è infatti una sigla che significa Associazione Italiana Traduttori e Interpreti: come si evince chiaramente, questo gruppo non si occupa solo della sfera traduttoria nel senso stretto (lo stesso con le quali le intendiamo al G.I.T.), ma anche di interpretariato. Il mio interesse ha comunque sempre riguardato solo la prima parte, e quindi è ad essa che farò riferimento.
Nell'ultimo periodo dello scorso anno, l'AITI ha pubblicato sul suo sito un documento dalla lettura tanto semplice, quanto esaustiva. Il titolo? Guida all'acquisto dei servizi di traduzione. Questa pubblicazione (in realtà un prodotto internazionale, scritto da Chris Durban e intitolato "Translation getting it right") è una sorta di vademecum che serve a:
Ma perché un documento di questo tipo dovrebbe interessare un traduttore, visto che si pone dalla parte dell'acquirente? La risposta è quanto mai scontata: perché il traduttore deve cercare sempre di soddisfare le esigenze del cliente finale, che esso sia effettivamente una persona fisica sola o una cerchia molto più ampia (come appunto nel caso delle traduzioni del G.I.T. che si rivolgono non a un solo individuo, ma a una schiera di appassionati), e può raggiungere questo obiettivo solo ponendosi lui stesso domande e dubbi circa l'efficacia di una traduzione rispetto a un'altra, proprio come farebbe un utente qualsiasi.
Su alcuni principi mi trovo infatti d'accordo, ma su altri trovo che la visione documentata sia un po' troppo orientata al solo mondo lavorativo/professionale, quasi che tutto ciò che esista al di fuori di essa si possa escludere ed etichettare come "inadeguata". Per esperienza diretta non mi sento di accettare a priori questa tesi, senza escludere, naturalmente, che abbia un fondo di verità (soprattutto in alcuni campi particolari).
Per il momento mi fermo quindi qui, ma nei prossimi giorni mi dedicherò a ciascuna delle domande poste sopra.
Nell'ultimo periodo dello scorso anno, l'AITI ha pubblicato sul suo sito un documento dalla lettura tanto semplice, quanto esaustiva. Il titolo? Guida all'acquisto dei servizi di traduzione. Questa pubblicazione (in realtà un prodotto internazionale, scritto da Chris Durban e intitolato "Translation getting it right") è una sorta di vademecum che serve a:
... distinguere fra traduzioni valide e meno valide, fra condizioni di lavoro ragionevoli e improponibili, fra l'utilità di collaborare con il professionista e l'inutilità del "fai da te". - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione
Ma perché un documento di questo tipo dovrebbe interessare un traduttore, visto che si pone dalla parte dell'acquirente? La risposta è quanto mai scontata: perché il traduttore deve cercare sempre di soddisfare le esigenze del cliente finale, che esso sia effettivamente una persona fisica sola o una cerchia molto più ampia (come appunto nel caso delle traduzioni del G.I.T. che si rivolgono non a un solo individuo, ma a una schiera di appassionati), e può raggiungere questo obiettivo solo ponendosi lui stesso domande e dubbi circa l'efficacia di una traduzione rispetto a un'altra, proprio come farebbe un utente qualsiasi.
- è davvero necessario effettuare una traduzione?
- come si fa a stabilire quale è il compromesso migliore, in base alle proprie esigenze?
- a chi dovrebbe essere affidata?
- meglio tradurre da o verso la propria lingua madre?
- come si deve coadiuvare il traduttore nel suo lavoro?
- per essere bravi, è necessario essere bilingui?
- come affrontare la traduzione di termini tecnici?
Su alcuni principi mi trovo infatti d'accordo, ma su altri trovo che la visione documentata sia un po' troppo orientata al solo mondo lavorativo/professionale, quasi che tutto ciò che esista al di fuori di essa si possa escludere ed etichettare come "inadeguata". Per esperienza diretta non mi sento di accettare a priori questa tesi, senza escludere, naturalmente, che abbia un fondo di verità (soprattutto in alcuni campi particolari).
Per il momento mi fermo quindi qui, ma nei prossimi giorni mi dedicherò a ciascuna delle domande poste sopra.
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