Diario di un traduttore
[Pensieri, riflessioni, ossessioni e sogni di un giocatore alle prese con la lingua inglese]

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lunedì 29 gennaio 2007

Quale conoscenza?

Quale conoscenza deve avere un traduttore della linga dalla quale, o verso la quale, traduce? Il documento pubblicato dall'AITI, a cui ho già più volte fatto riferimento nelle ultime settimane su questo spazio (vedere link a fine post), pone una questione molto precisa:

Scrivere e parlare sono due cose diverse. La padronanza della lingua parlata non garantisce uno stile di scrittura altrettanto apprezzabile. - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione

Ma è vero che si può avere un livello di conoscenza diversa di una lingua dal parlato allo scritto? Certamente sì, e da questo punto di vista l'appunto è molto preciso. Questo però non implica che un traduttore di questo tipo non sia in grado di affrontare una traduzione, e difatti subito dopo l'AITI "corregge il tiro" specificando quanto segue:

Anche se utilizzate comunemente il francese, l'inglese o lo spagnolo per lavoro e trascorrete lunghi periodi all'estero, nel 99% dei casi le frasi che cercherete di mettere per iscritto suoneranno subito "straniere". E' un problema? Può non esserlo quando [...] desiderate che il vostro testo abbia un gusto "esotico". - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione

In realtà quindi la scelta dovrebbe dipendere da quello che si vuole sia il "tono" (o appunto il "gusto") dell'opera finale. Un traduttore più esperto nella lingua parlata probabilmente avrà una spiccata tendenza a conoscere modi di dire gergali e i suoi lavori saranno probabilmente più adatti ai dialoghi, che alle narrazioni.
L'AITI comunque non si ferma qui, e successivamente descrive la situazione inversa:

Insegnare una lingua straniera è un'attività impegnativa che richiede un insieme di competenze specifiche, che tuttavia raramente coincidono con quelle necessarie per eseguire traduzioni scorrevoli e stilisticamente adeguate. - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione

L'esempio dell'insegnante è agli antipodi rispetto a quello precedente: dove infatti il primo era esperto nel gergo vocale, il secondo è grande conoscitore della forma e della grammatica. Una traduzione però che rispetti eccesivamente le regole grammaticali può essere sì fedele all'originale, ma probabilmente risulterebbe anche essere impersonale e poco coinvolgente in contesti simili a quelli dei videogiochi.
Infine, la guida AITI pone un'ultima questione: il buon traduttore opera sempre verso la propria lingua madre, salvo rarissime eccezioni.

D'accordo, le eccezioni esistono, ma non sono mai molte. [...] Se la traduzione è effettivamente accurata e scorrevole e se il traduttore garantisce la stessa qualità anche per il vostro testo, vale la pena di provare. - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione

Sinceramente, è difficile contraddire quanto sopra: pur conoscendo l'inglese, non mi sentirei davvero a mio agio a effettuare una traduzione verso l'inglese. O meglio, lo farei, ma su contesti un po' più "complessi" non potrei probabilmente raggiungere lo stesso livello di un traduttore inglese.
Riassumendo quanto sopra, chi è quindi un bravo traduttore? E' chiaro che non esiste una figura univoca che racchiude questa "professione" (virgolette d'obbligo, visto che non solo di professione si deve parlare), ma che al contrario ne esistono molte che si adattano a seconda delle circostanze. Ovviamente non si può sempre suddividere un lavoro tra tante persone diverse, soprattutto se si parla di traduzioni amatoriali. In generale penso comunque che un traduttore del primo tipo (ovvero quello che non ha una conoscenza perfetta della grammatica, ma se la cava con la lingua parlata) sia quello più indicato e diffuso per quanto concerne l'ambito del G.I.T., dove i testi parlati e le forme gergali sono sicuramente più all'ordine del giorno e più adeguate al contesto, rispetto a un rigido rispetto della forma.

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