Diario di un traduttore
[Pensieri, riflessioni, ossessioni e sogni di un giocatore alle prese con la lingua inglese]

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venerdì 19 gennaio 2007

Quale è il compromesso migliore?

La traduzione perfetta non esiste. Su questo non ho alcun dubbio. Esiste al più la traduzione ben fatta, quella curata in ogni particolare, dalla forma alla punteggiatura, dal rispetto per l'originale a tutti quei particolari che ne possono fare un lavoro degno di nota. Ma come fare a capire come raggiungere tale obiettivo? Quale è il compromesso migliore tra una buona traduzione e un rilascio che non sia eternamente rimandato?

Durante un incontro all'ambasciata moscovita, un famoso calciatore italiano che aveva preso qualche lezione di russo disse "ia goluboj" a un gruppo di austeri funzionari: è la traduzione letterale di "sono azzurro", peccato che in russo significhi "sono gay". - AITI, Guida all'acquisto dei servizi di traduzione

Questo divertente episodio riportato nel documento del'AITI è particolarmente significativo se si pensa che non sempre è facile tradurre un testo, soprattutto se quest'ultimo contiene dei "doppi sensi" di cui non si è a conoscenza: nel migliore dei casi il senso originale andrebbe perso, ma nel peggiore dei casi si potrebbe anche incorrere in equivoci simili a quelli del calciatore. Proprio a tal proposito si deve sempre fare attenzione al contesto in cui è contenuta ciascuna frase: nel caso di dialoghi o di testi dal tono più confidenziale è infatti più probabile incontrare modi di dire o frasi fatte rispetto a testi formali o dall'aspetto più "illustrativo" (come può essere un tutorial, o una guida in-game).
A parte il contesto, l'attenzione del traduttore dovrebbe anche essere incentrata su ciascuna frase in sé stessa: se questa una volta trasportata nella propria lingua sembra apparire fuori luogo, allora è molto probabile che in realtà l'autore intendesse dire qualcos'altro che non è stato inizialmente percepito. Mentre quindi il primo controllo in base al contesto può essere fatto mentre si traduce, il secondo spesso viene rilevato in fase di rilettura. Una volta che si è capito però di trovarsi davanti a un caso come questo, come si procede? Di norma non esiste un modo univoco per procedere, e quindi si tratta ciascun caso come a sé stante (sempre nel rispetto del contesto).

Fable

Particolarmente esplicativo è il caso di Fable, gioco che traducemmo ufficialmente per conto di Vertigo Translations. Ebbene, questo gioco presentava vari testi in rima, facenti parte di alcune filastrocche e ritornelli che una specie di menestrello decantava. La traduzione di queste frasi (di cui si occupò il bravissimo Andrea "Entreri") fu particolarmente complessa proprio perché si voleva cercare di mantenere il più possibile intatti lo spirito scanzonato e tutti i doppi significati che vi erano annidati, nonché le rime. Naturalmente la lettura di tali testi nella versione italiana davano una sensazione leggermente diversa da quella originale (certi doppi sensi in italiano non esistono), ma ugualmente riuscimmo a mantenere rime e ritmo, garantendo contemporaneamente il tono tipico dei bardi medioevali, dato che quello era appunto il contesto.
Le linee guida AITI suggeriscono agli autori di evitare di costruire testi su immagini che possono derivare dalla propria cultura, dando così ai traduttori un contenuto che sia il più possibile portabile senza alcun trucco linguistico. Naturalmente nell'ambito dei videogiochi in generale questo consiglio non è spesso applicabile, e certamente non riguarda la figura del traduttore di cui ho parlato io sinora. Anche questa volta, quindi, ho preso spunto da un pensiero specifico per trarne una visione più generale applicata alla realtà del G.I.T.!

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