L'oasi irraggiungibile
Può una traduzione essere perfetta? L'ovvia risposta è no, non esiste nulla di assolutamente perfetto, sia che si tratti di una traduzione, sia che si tratti di qualcosa di differente. La perfezione è solo qualcosa che possiamo ambire a raggiungere, traguardo infinito che costantemente possiamo vedere, ma mai raggiungere quasi che fosse un miraggio in un deserto assolato. Così il traduttore, come molti altri nelle blandi vesti dell'assetato, è alla ricerca continua di un'oasi che segnali chiaramente il raggiungimento di questo suo obiettivo.
Come ho scritto sopra, la perfezione non esiste: ma allora, cosa cerca il nostro eroe? La soluzione migliore possibile data dal confronto con gli altri traduttori e dall'esperienza. L'ago della bilancia della propria abilità diventa così fondamentale per capire se il percorso che si sta affrontando è correttamente direzionato verso l'oasi, l'obiettivo finale. Il confronto può però diventare un ostacolo.
Il confronto può portare a distogliere infatti l'attenzione del traduttore dal suo vero lavoro, dal suo scopo finale di traghettare un contesto da una lingua a un'altra, azione che (come anche Umberto Eco sottolinea con la frase che ho riportato qui un paio di giorni fa) implicitamente significa sacrificare qualcosa per ottenere qualcos'altro, ovvero il mantenimento dello spirito del testo originale, con le sue immagini evocative e i suoi significati (così come ci ha insegnato Foscolo). Tradurre avendo come scopo quello di superare indenni (se non vincitori) il confronto con altri esperti, può quindi anche rivelarsi uno smarrimento importante e la conseguente perdita di vista dell'oasi.
"Reborn" e "Waiting reborn" sono parole che sono apparse su questo blog ultimamente a rappresentare qualcosa, qualcosa che voglio cercare di esplicare non con parole mie, ma con citazioni che facciano capire due concetti soli: "rinascita" e "traduzione". Cosa indicano veramente non ha ora importanza (lo si saprà a breve), ma ciò che importa è che volevo comunicare due concetti con una sola parola, che fosse chiara e trasparente nel suo significato.
Qualcuno mi ha fatto notare che è un inglese "maccheronico", stilisticamente non perfetto sebbene non errato. E' vero, ma la forza insita in questa parola e in queste frasi è talmente ovvia che l'obiettivo per cui è stata "creata" è ampiamente raggiunto. Lo scopo non è quindi di mostrare una perfezione stilistica per vantaggiare un futuro confronto, ma quello semplice di raggiungere una comunicazione più ampia possibile.
Se devo tradurre ancora, desidero che le mie traduzioni siano così: imperfette nella forma, ma trasparenti nel significato.
Come ho scritto sopra, la perfezione non esiste: ma allora, cosa cerca il nostro eroe? La soluzione migliore possibile data dal confronto con gli altri traduttori e dall'esperienza. L'ago della bilancia della propria abilità diventa così fondamentale per capire se il percorso che si sta affrontando è correttamente direzionato verso l'oasi, l'obiettivo finale. Il confronto può però diventare un ostacolo.
Il confronto può portare a distogliere infatti l'attenzione del traduttore dal suo vero lavoro, dal suo scopo finale di traghettare un contesto da una lingua a un'altra, azione che (come anche Umberto Eco sottolinea con la frase che ho riportato qui un paio di giorni fa) implicitamente significa sacrificare qualcosa per ottenere qualcos'altro, ovvero il mantenimento dello spirito del testo originale, con le sue immagini evocative e i suoi significati (così come ci ha insegnato Foscolo). Tradurre avendo come scopo quello di superare indenni (se non vincitori) il confronto con altri esperti, può quindi anche rivelarsi uno smarrimento importante e la conseguente perdita di vista dell'oasi.

"Reborn" e "Waiting reborn" sono parole che sono apparse su questo blog ultimamente a rappresentare qualcosa, qualcosa che voglio cercare di esplicare non con parole mie, ma con citazioni che facciano capire due concetti soli: "rinascita" e "traduzione". Cosa indicano veramente non ha ora importanza (lo si saprà a breve), ma ciò che importa è che volevo comunicare due concetti con una sola parola, che fosse chiara e trasparente nel suo significato.
Qualcuno mi ha fatto notare che è un inglese "maccheronico", stilisticamente non perfetto sebbene non errato. E' vero, ma la forza insita in questa parola e in queste frasi è talmente ovvia che l'obiettivo per cui è stata "creata" è ampiamente raggiunto. Lo scopo non è quindi di mostrare una perfezione stilistica per vantaggiare un futuro confronto, ma quello semplice di raggiungere una comunicazione più ampia possibile.
Se devo tradurre ancora, desidero che le mie traduzioni siano così: imperfette nella forma, ma trasparenti nel significato.
Etichette: Arte traduttoria




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